Il mio nome è Orhan Pamuk
Nuovo cimento: la lettura del romanzo “Il mio nome è rosso” dell’autore turco Orhan Pamuk, capolavoro riconocìsciuto in cui il sottoscritto ha trovato più pecche che soddisfazione. A voi giudicare dalla recensione se le motivazioni siano cogenti oppure no.
L’ispirazione del libro, tematicamente e strutturalmente) è veramente intrigante: nella Istanbul della fine del XVI secolo è sato commesso un omicidio all’interno della cerchia dei miniaturisti che lavorano per conto dle Sultano a un libro che dovrebbe fondere lo stile ottomano con quello europeo, la cui realizzazione è stata affidata a un anziano maestro che stravede per i ritratti dei veneziani anche se agli occhi di un fervente mussulmano risultano blasfemi…il romanzo approfondisce molto il rapporto tra la miniatura intesa come arte e la religione islamica in cui l’unico sguardo possibile sul mondo è quello di Allah e in effetti alla fine del tomo si è affascinati dalla questione che nel libro è esposta e sviscerata attraverso le innumerevoli storie di miniaturisti del passato che i protagonisti si raccontano l’un l’altro…ciò che frena il coinvolgimento del lettore è che alcune delle conclusioni o riflessioni desunte da queste vicende sono anche tropo filosofiche e capziose e occorrono parecchie decine di pagine prima di rendersi conto che si può (e in quache punto si dve) anche evitare di comprendere tutte le sfaccettature di ogni singolo problema, dedicandosi invece a individuare la psicologia del personaggio che espone un pensiero…ma torniamo alla trama.
A indagare sull’efferato delitto viene chiamato un ex-miniaturista, Nero, che torna in città dopo dodici passati in esilio volontario per dimenticare la fanciulla amata, che è poi la figlia dell’anziano a cui è stato commissionato il libro, la quale attende invano il ritorno del marito morto in guerra. La vicenda romantica e struggente di questo amore impossibile sarebbe avvincente, e all’inizio lo è, se l’autore non avesse calcato la mano sui dubbi della protagonista, che persino mia madre ha trovato alquanto stucchevoli, benchè facciano parte della cultura islamica, vieppiù di quella della fine del ’500.
Il libro in sè dunque potrebbe essere un giallo ma non è questo l’intento di Pamuk, che non rispetta fino in fondo i canoni del genere impedendo di fatto al lettore di usare la logica per risolvere l’enigma posto dall’assassinio…il che rende in testo un po’ deludente già molto prima di arrivare al finale (che ovviamente non si può raccontare!). Vero di punto di forza del romanzo ed elemento di grande originalità è però la sua struttura, come si accennava prima: Pamuk sceglie di affidare la narrazione di ciascun capitolo a un personaggio diverso che racconta in prima persona, senza che lo scrittore turco ponga alcun limite alla propria immaginazione e inventiva di narratore. ecco perciò che il primo capitolo è raccontato dal cadavere del miniaturista ucciso, il terzo dall’assassino stesso che svela la sua voce ma non la sua identità, fino a effetti clamorosi come la scelta di far parlare i disegni di cavalli o alberi miniati sulle pagine dei tomi che sono in effetti autentici personaggi della vicenda, o come il capitolo in cui è l’inchiostro rosso a racocntare (da cui il titolo dell’opera). Una brillante trovata, elemento distintivo e peculiare del romanzo, ma occorre precisare che questa struttura stanca ben presto il lettore, creando qualche timido colpo di scena che non basta a evitare di perdersi nell’intreccio di voci e psicologie dei personaggi, alcune delle quali peraltro poco distinguibili (quelle dei possibili colpevoli, lasciate nel vago per evitare facili identificazioni con l’assassino) e nel continuo ricorrere di motivi e temi accennati prima: il romanzo va più indietro che avanti, nel senso che spesso capita di riprendere qualche capitolo precedente per chiarirsi le idee e ciò non giova alla scorrevolezza della lettura. Il bilancio finale porta a concludere che si tratta di un libro ben costruito e ben scritto al quale però non serve un lettore, visto che non trasporta l’immaginazione di chi lo legge e non ne cattura in toto pensieri e sentimenti.
Consigliato a chi vuole una lettura impegnativa senza le soddisfazioni consuete che le letture impegnative danno a chi le conclude.
Explore posts in the same categories: Il libro del sabato, Un autore in particolare...Etichette: Giallo, Istanbul, miniatura, Pamuk
You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.