A che punto è la lettura

“A che punto è la notte” del caustico duo torinese Fruttero&Lucentini è l’ultimo libro che ho concluso (600 pagine di intensa e appassionata lettura) nonchè quello che più ho apprezzato in quest’anno (il che comporta che non posso esimermi dal parlarne a tutti) ex-aequo con “Il professore va al congresso di D. Lodge…ma qui si fa una recensione per volta, perciò non spingete!
Della coppia avevo già letto “La donna della domenica” e “L’Italia sotto il tallone di F&L” irriverente reinterpretazione del fascismo in chiave umoristica ed entrambi mi erano piaciuti assai…ero tuttavia ben lungi dall’immaginare quanto mi sarebbe potuto piacere questo romanzo, il cui genere poliziesco non rientra nel gotha dei miei favoriti, essendo io un purista del giallo…ma di fronte a un capolavoro come questo le distinzioni di genere possono anche crollare miseramente, giacchè quando un libro è Bello con la B maiuscola è inutile cercare di circoscriverne i meriti a un ambito ristretto.
Cosa che del resto è impossibile fare con questo romanzo, che mescola la trama tipica del poliziesco con la satira di costume (il bersaglio prediletto è la Torino anni ’70, sfondo e insieme protagonista dell’azione, nella quale i personaggi non appaiono ritagliati ma immersi) grazie a un’ironia leggera e per questo ancora più autentica perchè si insinua nelle pieghe del testo come il “freddo umido” che avvolge le indagini del protagonista, il commissario Santamaria che indaga sulla morte di un sacerdote progressista durante una predica, e non risparmia il testo stesso irridendo anche i meccanismi del giallo, demitizzando i detective, rovesciando continuamente le situazioni in un tourbillon di equivoci che fa pensare a una commedia, o a un’operetta (e su questo fanno ironia anche gli stessi personaggi…è una cosa eccezionale).
Unico neo agli occhi del lettore medio del 2010 che si è sciroppato almeno un libro di Dan Brown è l’insistenza su certi temi esoterici e su certe spiegazioni altamente sofisticate…
ma siccome il sottoscritto non è un comune lettore del 2010 giova precisare che questo non è un neo ma insieme un elemento necessario per lo sviluppo della trama (che sorprende perchè nella ricchezza dei suoi dettagli e riferimenti non c’è niente di superfluo, anche ciò che sembra piazzato lì a bella posta per distrarre anche il lettore più accorto), peraltro ben inserito (mentre altri romanzieri non riescono a non sospendere l’azione per disquisire di arcane teorie, guastando paradossalmente la suspense) , e uno spunto per le riflessioni ciniche del commissario su Dio ancor prima che sul caso, sul crimine in sè…ma è inutile farsi l’idea di un detective-filosofo, giacchè gli autori gli concedono questo ruolo quel tanto che basta per poi far sorridere il lettore (di qualunque tipologia esso sia).
Gli elementi più clamorosi sono senz’altro l’intreccio, calibrato in maniera molto ingegnosa, con effetti di tensione che fanno leva non solo sul cambio spazio-temporale (ci si sposta altrove o alla fine di un’azione che poi viene riepilogata) ma anche e soprattutto sul cambio di prospettiva (da un personaggio all’altro); prospettiva che è sempre limitata, come se a ciascuno mancasse una chiave per una lettura olistica  del problema, come effettivamente avviene (ed è per questo che il lettore si sente coinvolto ancor di più, perchè anche lui sente che gli manca la colla per mettere assieme i tasselli del rompicapo), e ancor più sul cambio di tono e in parte di stile, dato che F&L saccheggiano le risorse espressive del romanzo concedendosi ogni vezzo letterario.
E possono farlo benissimo, poichè la loro qualità di scrittura è elevatissima: estremamente ricco dal punto di vista lessicale e sintattico, il libro spicca perchè non vi è un vuoto sfoggio di retorica ma si procede con immensa naturalezza, quasi con spontaneità, come se le parole usate fossero in definitiva quelle più giuste e come se il lettore non potesse che concordare con questo giudizio.
Oltre allo stile impeccabile di grande effetto sono le scene corali, soprattutto quelle di dialogo nelle quali è impossibile non sghignazzare nel momento in cui ci si trova catapultati all’interno di diverbi e resoconti costruiti in modo da infittire l’inviluppo degli avvenimenti anzichè dipanarlo.
Non posso limitarmi a dire che un libro così è da leggere (banalità del resto vera)…è proprio da gustare, perciò divoratevelo assolutamente…e buon appetito!
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