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	<title>marcolapeste's Weblog</title>
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	<description>la biblioteca in cui si prega di NON fare silenzio</description>
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		<title>Fama &#8211; Un romanzo dentro nove storie</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 18:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Finzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ebbene, debbo ammetterlo, ho sempre avuto un debole per gli scrittori di lingua tedesca e converrete con me di questa inclinazione se avete auto modo di leggere qualche libro di Moers, Boll, Ende o Ransmayr. ancor di più se vi è capitato in mano un romanzo di Daniel Kehlmann, scrittore austriaco classe 1975, che ha rappresentato un  [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=86&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene, debbo ammetterlo, ho sempre avuto un debole per gli scrittori di lingua tedesca e converrete con me di questa inclinazione se avete auto modo di leggere qualche libro di Moers, Boll, Ende o Ransmayr. ancor di più se vi è capitato in mano un romanzo di Daniel Kehlmann, scrittore austriaco classe 1975, che ha rappresentato un  caso letterario circa cinque anni fa. Tanto per non fare la figura di quell o che arriva sempre in ritardo annoto che avevo già letto tempo addietro i libri &#8220;La misura del mondo&#8221; e &#8220;E&#8217; tutta una finzione&#8221;, ma ciò che mi ha spinto a parlare di questo autore è stata la lettura di &#8220;<strong>Fama</strong>&#8220;, un romanzo che ha solleticato a tal punto la mia immmaginazione e il mio gusto che mi sono ritrovato (cosa che non  succedeva da tempo) contemporaneamente a desiderare di arrivare all&#8217;ultima pagina per sapere come sarebbe andato a finire e rammaricarmi per la consapevolezza dell&#8217;interruzione, a libro ultimato, del piace<a href="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2011/06/fama-daniel-kehlmann1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-89 alignright" title="fama-daniel-kehlmann1" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2011/06/fama-daniel-kehlmann1.jpg?w=117&#038;h=169" alt="" width="117" height="169" /></a>re della lettura. Paradosso tipico del lettore accanito e vorace ma che in realtà solo determinati libri suscitano.</p>
<p>Vediamo dunque i motivi per cui questo libro e questo autore possono fregiarsi del merito di aver conquistato la mia approvazione.</p>
<p>Quel che mi colpisce di Kehlmann, oltre alla straodinaria inventiva, è la capacità di fondere reale e fantastico con naturalezza (Calvino direbbe &#8220;con leggerezza&#8221;) o meglio ancora di far fare all&#8217;immaginario continue irruzioni nel reale senza che questo espediente letterario risulti artificioso: vi è anzi nei suoi libri una spontaneità di fondo che fa apparire tutto come lineare, anche ciò che potrebbe razionalmente risultare sconcertante. Si tratta di una cifra stilistica rimasta in sordina ne &#8220;La misura del mondo&#8221; e balzata in primo piano con le vicissitudini del prestigiatore protagonista di &#8220;E&#8217; tutta una finzione&#8221;, dove il tema della magia favoriva senz&#8217;altro un approccio di questo tipo ma dove, occorre dirlo, l&#8217;argomento era affrontato da una prospettiva inedita e totalmente affascinante cui Kehlmann ha saputo unire uno stile appassionante (che raggiunge la sua massima espressione nel capitolo 8, un autentico gioiello narrativo). In &#8220;Fama&#8221; l&#8217;autore fa di questa <strong>dialettica tra reale e immaginario</strong> il motore della trama che si articola in nove diverse storie variamente intrecciate: <a href="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2011/06/20071104a.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-87" title="20071104a" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2011/06/20071104a.jpg?w=100&#038;h=150" alt="" width="100" height="150" /></a>può essere un personaggio a ricorrere dall&#8217;una all&#8217;altra (come nel caso dell&#8217;attore Ralf  Tanner), una situazione presentata da più punti di vista (l&#8217;errore nell&#8217;attribuzione dei numeri di cellulare da cui prende avvio la vicenda) o un riferimento minimo (gli ubiqui libri di Auristos Blancos).</p>
<p>Fin qui si potrebbe anche dire che non c&#8217;è nulla di nuovo sul fronte germanico stante l&#8217;esempio del conterraneo di Kehlmann, Ingo Schulze, che in &#8220;Semplici storie&#8221; crea un meccanismo simile a un livello più articolato e difficile da seguire anche per il distacco nella presentazione di fatti e personaggi. Ma è proprio su questo <strong>distacco</strong> (e sulla totale assenza di questa opzione in &#8220;Fama&#8221;) che si misura la distanza tra i due autori e la distanza tra Kehlmann e altri scrittori: Kehlmann infatti non presenta la trama romanzesca come semplice successione di eventi, in cui l&#8217;intreccio è <em>orizzontale</em>, ma rende la connessione tra le storie anche <em>verticale</em>, al punto che il lettore deve giocoforza entrare con lo scrittore nel testo, seguirlo nei meandri della vicenda (volutamente non labirintica perchè è la profondità a avvincere, non la complessità) e lasciarsi avvolgere da essa. Per riuscire a creare questa <strong>verticalità</strong>, questa profondità del testo, Kehlmann decide di mettere in scena uno scrittore in particolare (Leo Richter) e i suoi personaggi che dialogano con lui e che lui muove, deus ex machina, presentandone le vicende. A rendere l&#8217;espediente letterario particolarmente efficace e scevro di ogni retorica subentra la scelta stilistica di non concentrarsi su questa dinamica ma di ampliare la riflessione sul concetto di <strong>finzione</strong> (leitmotiv dell&#8217;autore dato che anche il suo secondo romanzo ne parlava) attraverso le vicende ineranti al cellulare dell&#8217;attore Ralf Tanner e ai personaggi coinvolti a vario titolo. Il risultato è una storia accattivante, perchè il lettore è spronato a capire la connessione tra i racconti, ma non disorientante, almeno non a livello contenutistico, poichè l&#8217;obiettivo dell&#8217;autore va oltre. Benchè infatti nel romanzo vi sia uno sviluppo complessivo, quasi un contenitore per i nove racconti, a Kehlmann non interessa tanto mostrare la perizia dell&#8217;intreccio, quasi in modo ariostesco, ma esplorare il doppio fondo di questa vicenda e renderla di fatti inspiegabile a livello narratologico, per spingere chi legge a chiedersi continuamente cosa c&#8217;è di vero, di reale e cosa è immaginario, frutto della fantasia, per poi spostare il focus sui meccanismi che ciascuno ha a disposizione per mescolare realtà e fantasia tramite la simulazione (o la scrittura, elemento che consente a Kehlmann di parlare indirettamente anche di sè), tracciando in tal modo un quadro della società moderna che non riesce a sfuggire a questa brama, a questo adescamento della finzione. <em>&#8220;Noi siamo sempre dentro delle storie&#8221;</em> commenta nel finale un personaggio, e a quel punto della lettura ci si chiede chi sia veramente a pronunciare la frase e a chi sia rivolta, perchè chi legge a quel punto è dentro alla storia, a far compagnia non solo ai nove personaggi principali ma anche a Kehlmann stesso.</p>
<p> I personaggi sono l&#8217;elemento di maggior pregio del romanzo, poichè sono ritagliati con grande abilità e risultano vivi, il che di per sè è un paradosso visto che la <strong>sovrapposizione di racconto e metaracconto</strong> finisce col far pensare che tutto ciò che è reale sia una storia e viceversa, ma è indubbio che un simile effetto non sarebbe stato credibile con protagonisti meno forti, meno incisivi o meno coinvolgenti: qui invece si simpatizza istintivamente con questo e quel personaggio così come si giudica negativamente qualcun altro; il petulante, insofferente e nevrotico scrittore Leo Richter, il suo indiretto collega Miguel Auristos Blancos, serafico autore di libri new age, e il miserabile maniaco di internet Mollwitz sono i più eclatanti &#8220;antipatici&#8221; del libro, ma in grado di far affezionare il lettore che li percepisce da subito come elementi portanti di una storia che lo cattura e in cui costituiscono dei segnali di riferimento nel momento in cui si &#8220;entra&#8221; nel racconto, spronati dall&#8217;abile costruzione del testo che quasi intrappola chi legge ma che parimenti lo proietta a interrogarsi sulla vita fuori dal libro&#8230;che forse non riconosciamo come un racconto solo perchè non ha una copertina.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcolapeste.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcolapeste.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcolapeste.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcolapeste.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcolapeste.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcolapeste.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcolapeste.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcolapeste.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcolapeste.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcolapeste.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcolapeste.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcolapeste.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcolapeste.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcolapeste.wordpress.com/86/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=86&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Doppia delusione</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 17:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi ero ripromesso di dare a Pamuk una seconda possibilità per entrare nelle mie grazie dopo la deludente lettura di &#8220;Il mio nome è rosso&#8221;, privilegio concesso solo perchè escludere un Premio Nobel dal novero degli autori stimati è sempre affare da concludere con cautela. Ora che ho finito &#8220;Il castello bianco&#8221; però sono risoluto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=83&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2010/09/image_book.jpg"></a>Mi ero ripromesso di dare a Pamuk una seconda possibilità per entrare nelle mie grazie dopo la deludente lettura di &#8220;Il mio nome è rosso&#8221;, privilegio concesso solo perchè escludere un Premio Nobel dal novero degli autori stimati è sempre affare da concludere con cautela. Ora che ho finito &#8220;Il castello bianco&#8221; però sono risoluto a non leggere altro dello scrittore turco che anche stavolta promette ben più di quanto mantenga (illuminante in questo senso è la postfazione&#8230;troppo facile spiegare un libro&#8230;lo di dovrebbe capire e basta!). E dire che il tema del doppio mi solleticava parecchio dato che ho letto svariati libri inerenti al tema ma il piatto d&#8217;argento della mia predilezione servito a Pamuk si è tramutato in una portata indigesta: il romanzo non affascina come potrebbe e non coinvolge come dovrebbe complice uno stile contorto e una trama scialba che, nelle intenzioni della favola, dovrebbe stimolare la rifelssione sul rapporto tra i due protagonisti, isolandone le personalità e i pensieri ma che invece finisce col rendere monotona la lettura (impressione già registrata per l&#8217;altro romanzo, che addirittura era un giallo!). Il romanzo è impervio e soprattutto &#8220;freddo&#8221;: la storia proposta resta lontana, distaccata e pertanto appare superficiale benchè effettivamente contenga qualche spunto azzeccato. Unica nota positiva, accanto al tema (sempre utile per una comparazione), è l&#8217;ultimo capitolo che avvince finalmente il lettore ma che forse non basta a soddisfarlo&#8230;<br />
Il che solleva un interessante questione: può un capitolo solo rovesciare l&#8217;opinione che ci si è fatti di un romanzo? Un caso simile mi era capitato durante la lettura di &#8220;E&#8217; tutta una finzione&#8221; di D. Kehlmann, dove però l&#8217;eccezionale capitolo centrale consentiva di rivalutare il libro intero sia per la sua qualità eccelsa che per la sua collocazione, rendendo la lettura da lì in po piacevole, scorrevole, appassionante. Nel caso di Pamuk il colpo di reni c&#8217;è ma non evita l&#8217;esito negativo.<br />
Sarà per la prossima volta?<br />
Difficilmente, per parte mia.Mi ero ripromesso di dare a Pamuk una seconda possibilità per entrare nelle mie grazie dopo la deludente lettura di &#8220;Il mio nome è rosso&#8221;, privilegio concesso solo perchè escludere un Premio Nobel dal novero degli autori stimati è sempre affare da concludere con cautela. Ora che ho finito &#8220;Il castello bianco&#8221; però sono risoluto a non leggere altro dello scrittore turco che anche stavolta promette ben più di quanto mantenga (illuminante in questo senso è la postfazione&#8230;troppo facile spiegare un libro&#8230;lo di dovrebbe capire e basta!). E dire che il tema del doppio mi solleticava parecchio dato che ho letto svariati libri inerenti al tema ma il piatto d&#8217;argento della mia predilezione servito a Pamuk si è tramutato in una portata indigesta: il romanzo non affascina come potrebbe e non coinvolge come dovrebbe complice uno stile contorto e una trama scialba che, nelle intenzioni della favola, dovrebbe stimolare la rifelssione sul rapporto tra i due protagonisti, isolandone le personalità e i pensieri ma che invece finisce col rendere monotona la lettura (impressione già registrata per l&#8217;altro romanzo, che addirittura era un giallo!). Il romanzo è impervio e soprattutto &#8220;freddo&#8221;: la storia proposta resta lontana, distaccata e pertanto appare superficiale benchè effettivamente contenga qualche spunto azzeccato. Unica nota positiva, accanto al tema (sempre utile per una comparazione), è l&#8217;ultimo capitolo che avvince finalmente il lettore ma che forse non basta a soddisfarlo&#8230; Il che solleva un interessante questione: può un capitolo solo rovesciare l&#8217;opinione che ci si è fatti di un romanzo? Un caso simile mi era capitato durante la lettura di &#8220;E&#8217; tutta una finzione&#8221; di D. Kehlmann, dove però l&#8217;eccezionale capitolo centrale consentiva di rivalutare il libro intero sia per la sua qualità eccelsa che per la sua collocazione, rendendo la lettura da lì in po piacevole, scorrevole, appassionante. Nel caso di Pamuk il colpo di reni c&#8217;è ma non evita l&#8217;esito negativo. Sarà per la prossima volta? Difficilmente, per parte mia.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcolapeste.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcolapeste.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcolapeste.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcolapeste.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcolapeste.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcolapeste.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcolapeste.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcolapeste.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcolapeste.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcolapeste.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcolapeste.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcolapeste.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcolapeste.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcolapeste.wordpress.com/83/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=83&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>A che punto è la lettura</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 16:08:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;A che punto è la notte&#8221; del caustico duo torinese Fruttero&#38;Lucentini è l&#8217;ultimo libro che ho concluso (600 pagine di intensa e appassionata lettura) nonchè quello che più ho apprezzato in quest&#8217;anno (il che comporta che non posso esimermi dal parlarne a tutti) ex-aequo con &#8220;Il professore va al congresso di D. Lodge&#8230;ma qui si fa una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=76&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2010/09/image.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-78" title="image" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2010/09/image.jpg?w=88&#038;h=126" alt="" width="88" height="126" /></a></div>
<div>&#8220;A che punto è la notte&#8221; del caustico duo torinese Fruttero&amp;Lucentini è l&#8217;ultimo libro che ho concluso (600 pagine di intensa e appassionata lettura) nonchè quello che più ho apprezzato in quest&#8217;anno (il che comporta che non posso esimermi dal parlarne a tutti) ex-aequo con &#8220;Il professore va al congresso di D. Lodge&#8230;ma qui si fa una recensione per volta, perciò non spingete!</div>
<div>Della coppia avevo già letto &#8220;La donna della domenica&#8221; e &#8220;L&#8217;Italia sotto il tallone di F&amp;L&#8221; irriverente reinterpretazione del fascismo in chiave umoristica ed entrambi mi erano piaciuti assai&#8230;ero tuttavia ben lungi dall&#8217;immaginare quanto mi sarebbe potuto piacere questo romanzo, il cui genere poliziesco non rientra nel gotha dei miei favoriti, essendo io un purista del giallo&#8230;ma di fronte a un capolavoro come questo le distinzioni di genere possono anche crollare miseramente, giacchè quando un libro è Bello con la B maiuscola è inutile cercare di circoscriverne i meriti a un ambito ristretto.</div>
<div>Cosa che del resto è impossibile fare con questo romanzo, che mescola la trama tipica del poliziesco con la satira di costume (il bersaglio prediletto è la Torino anni &#8217;70, sfondo e insieme protagonista dell&#8217;azione, nella quale i personaggi non appaiono ritagliati ma immersi) grazie a un&#8217;ironia leggera e per questo ancora più autentica perchè si insinua nelle pieghe del testo come il &#8220;freddo umido&#8221; che avvolge le indagini del protagonista, il commissario Santamaria che indaga sulla morte di un sacerdote progressista durante una predica, e non risparmia il testo stesso irridendo anche i meccanismi del giallo, demitizzando i detective, rovesciando continuamente le situazioni in un tourbillon di equivoci che fa pensare a una commedia, o a un&#8217;operetta (e su questo fanno ironia anche gli stessi personaggi&#8230;è una cosa eccezionale).</div>
<div>Unico neo agli occhi del lettore medio del 2010 che si è sciroppato almeno un libro di Dan Brown è l&#8217;insistenza su certi temi esoterici e su certe spiegazioni altamente sofisticate&#8230;</div>
<div>ma siccome il sottoscritto non è un comune lettore del 2010 giova precisare che questo non è un neo ma insieme un elemento necessario per lo sviluppo della trama (che sorprende perchè nella ricchezza dei suoi dettagli e riferimenti non c&#8217;è niente di superfluo, anche ciò che sembra piazzato lì a bella posta per distrarre anche il lettore più accorto), peraltro ben inserito (mentre altri romanzieri non riescono a non sospendere l&#8217;azione per disquisire di arcane teorie, guastando paradossalmente la suspense) , e uno spunto per le riflessioni ciniche del commissario su Dio ancor prima che sul caso, sul crimine in sè&#8230;ma è inutile farsi l&#8217;idea di un detective-filosofo, giacchè gli autori gli concedono questo ruolo quel tanto che basta per poi far sorridere il lettore (di qualunque tipologia esso sia).</div>
<div>Gli elementi più clamorosi sono senz&#8217;altro l&#8217;intreccio, calibrato in maniera molto ingegnosa, con effetti di tensione che fanno leva non solo sul cambio spazio-temporale (ci si sposta altrove o alla fine di un&#8217;azione che poi viene riepilogata) ma anche e soprattutto sul cambio di prospettiva (da un personaggio all&#8217;altro); prospettiva che è sempre limitata, come se a ciascuno mancasse una chiave per una lettura olistica  del problema, come effettivamente avviene (ed è per questo che il lettore si sente coinvolto ancor di più, perchè anche lui sente che gli manca la colla per mettere assieme i tasselli del rompicapo), e ancor più sul cambio di tono e in parte di stile, dato che F&amp;L saccheggiano le risorse espressive del romanzo concedendosi ogni vezzo letterario.</div>
<div>E possono farlo benissimo, poichè la loro qualità di scrittura è elevatissima: estremamente ricco dal punto di vista lessicale e sintattico, il libro spicca perchè non vi è un vuoto sfoggio di retorica ma si procede con immensa naturalezza, quasi con spontaneità, come se le parole usate fossero in definitiva quelle più giuste e come se il lettore non potesse che concordare con questo giudizio.</div>
<div>Oltre allo stile impeccabile di grande effetto sono le scene corali, soprattutto quelle di dialogo nelle quali è impossibile non sghignazzare nel momento in cui ci si trova catapultati all&#8217;interno di diverbi e resoconti costruiti in modo da infittire l&#8217;inviluppo degli avvenimenti anzichè dipanarlo.</div>
<div>Non posso limitarmi a dire che un libro così è da leggere (banalità del resto vera)&#8230;è proprio da gustare, perciò divoratevelo assolutamente&#8230;e buon appetito!</div>
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		<title>Il  mio nome è Orhan Pamuk</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 11:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il libro del sabato]]></category>
		<category><![CDATA[Un autore in particolare...]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[miniatura]]></category>
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		<description><![CDATA[Nuovo cimento: la lettura del romanzo &#8220;Il mio nome è rosso&#8221; dell&#8217;autore turco Orhan Pamuk, capolavoro riconocìsciuto in cui il sottoscritto ha trovato più pecche che soddisfazione. A voi giudicare dalla recensione se le motivazioni siano cogenti oppure no. L&#8217;ispirazione del libro, tematicamente e strutturalmente) è veramente intrigante: nella Istanbul della fine del XVI secolo è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=69&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo cimento: la lettura del romanzo &#8220;Il mio nome è rosso&#8221; dell&#8217;autore turco Orhan Pamuk, capolavoro riconocìsciuto in cui il sottoscritto ha trovato più pecche che soddisfazione. A voi giudicare dalla recensione se le motivazioni siano cogenti oppure no.<a href="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2010/06/9788806181970g.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-70" title="9788806181970g" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2010/06/9788806181970g.jpg?w=120&#038;h=182" alt="" width="120" height="182" /></a></p>
<p>L&#8217;ispirazione del libro, tematicamente e strutturalmente) è veramente intrigante: nella Istanbul della fine del XVI secolo è sato commesso un omicidio all&#8217;interno della cerchia dei miniaturisti che lavorano per conto dle Sultano a un libro che dovrebbe fondere lo stile ottomano con quello europeo, la cui realizzazione è stata affidata a un anziano maestro che stravede per i ritratti dei veneziani anche se agli occhi di un fervente mussulmano risultano blasfemi&#8230;il romanzo approfondisce molto il rapporto tra la miniatura intesa come arte e la religione islamica in cui l&#8217;unico sguardo possibile sul mondo è quello di Allah e in effetti alla fine del tomo si è affascinati dalla questione che nel libro è esposta e sviscerata attraverso le innumerevoli storie di miniaturisti del passato che i protagonisti si raccontano l&#8217;un l&#8217;altro&#8230;ciò che frena il coinvolgimento del lettore è che alcune  delle conclusioni o riflessioni desunte da queste vicende sono anche tropo filosofiche e capziose e occorrono parecchie decine di pagine prima di rendersi conto che si può (e in quache punto si dve) anche evitare di comprendere tutte le sfaccettature di ogni singolo problema, dedicandosi invece a individuare la psicologia del personaggio che espone un pensiero&#8230;ma torniamo alla trama.</p>
<p>A indagare sull&#8217;efferato delitto viene chiamato un ex-miniaturista, Nero, che torna in città dopo dodici passati in esilio volontario per dimenticare la fanciulla amata, che è poi la figlia dell&#8217;anziano a cui è stato commissionato il libro, la quale attende invano il ritorno del marito morto in guerra. La vicenda romantica e struggente di questo amore impossibile sarebbe avvincente, e all&#8217;inizio lo è, se l&#8217;autore non avesse calcato la mano sui dubbi della protagonista, che persino mia madre ha trovato alquanto stucchevoli, benchè facciano parte della cultura islamica, vieppiù di quella della fine del &#8217;500.</p>
<p>Il libro in sè dunque potrebbe essere un giallo ma non è questo l&#8217;intento di Pamuk, che non rispetta fino in fondo i canoni del genere impedendo di fatto al lettore di usare la logica per risolvere l&#8217;enigma posto dall&#8217;assassinio&#8230;il che rende in testo un po&#8217; deludente già molto prima di arrivare al finale (che ovviamente non si può raccontare!). Vero di punto di forza del romanzo ed elemento di grande originalità è però la sua struttura, come si accennava prima: Pamuk sceglie di affidare la narrazione di ciascun capitolo a un personaggio diverso che racconta in prima persona, senza che lo scrittore turco ponga alcun limite alla propria immaginazione e inventiva di narratore. ecco perciò che il primo capitolo è raccontato dal cadavere del miniaturista ucciso, il terzo dall&#8217;assassino stesso che svela la sua voce ma non la sua identità, fino a effetti clamorosi come la scelta di far parlare i disegni di cavalli o alberi miniati sulle pagine dei tomi che sono in effetti autentici personaggi della vicenda, o come il capitolo in cui è l&#8217;inchiostro rosso a racocntare (da cui il titolo dell&#8217;opera). Una brillante trovata, elemento distintivo e peculiare del romanzo, ma occorre precisare che questa struttura stanca ben presto il lettore, creando qualche timido colpo di scena che non basta a evitare di perdersi nell&#8217;intreccio di voci e psicologie dei personaggi, alcune delle quali peraltro poco distinguibili (quelle dei possibili colpevoli, lasciate nel vago per evitare facili identificazioni con l&#8217;assassino) e nel continuo ricorrere di motivi e temi accennati prima: il romanzo va più indietro che avanti, nel senso che spesso capita di riprendere qualche capitolo precedente per chiarirsi le idee e ciò non giova alla scorrevolezza della lettura. Il bilancio finale porta a concludere che si tratta di un libro ben costruito e ben scritto al quale però non serve un lettore, visto che non trasporta l&#8217;immaginazione di chi lo legge e non ne cattura in toto pensieri e sentimenti.</p>
<p>Consigliato a chi vuole una lettura impegnativa senza le soddisfazioni consuete che le letture impegnative danno a chi le conclude.</p>
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		<title>Eroi come noi (che l&#8217;abbiamo letto)</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 09:02:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni CCC]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino est]]></category>
		<category><![CDATA[brussig]]></category>
		<category><![CDATA[eroi come noi]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori tedeschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Su gentile richiesta di qualcuno di cui sarebbe inopportuno spifferare il nome, mi sono ritrovato tempo addietro a recensire il romanzo &#8220;Eroi come noi&#8221; di Thomas Brussig, autore tedesco contemporaneo. Una lettura che a tratti ho trovato sinceramente orripilante, non di certo per lo stile, graffiante e corrosivo, che combacia con i mie gusti, bensì [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=61&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2010/06/665023.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-62" title="665023" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2010/06/665023.jpg?w=450" alt=""   /></a>Su gentile richiesta di qualcuno di cui sarebbe inopportuno spifferare il nome, mi sono ritrovato tempo addietro a recensire il romanzo &#8220;Eroi come noi&#8221; di Thomas Brussig, autore tedesco contemporaneo. Una lettura che a tratti ho trovato sinceramente orripilante, non di certo per lo stile, graffiante e corrosivo, che combacia con i mie gusti, bensì per i temi affronati e soprattutto gli episodi proposti un po&#8217; alternativi e inconsueti (w la diplomazia: vi basti sapere che sul retro l&#8217;unico commento che compare è il suddettto &#8220;La storia del Muro è la storia del mio uccello). Non mi sarei peritato di pubblicare questa recensione se non avessi deciso di concedere al suddetto Brussig una seconda chance leggendo &#8220;In fondo al viale del sole&#8221;, anch&#8217;esso teutonico bestseller e anch&#8217;esso incentrato sulle vicende della Berlino Est alla vigilia della caduta del muro. La mossa si è rivelata opportuna visto che questo secondo romanzo è decisamente piacevole e godibile, perciò Brussig si ritaglia un posto nella nostra biblioteca. Ecco dunque la recensione di &#8220;Eroi come noi&#8221; (le pagine indicate fanno riferimento all&#8217;edizione Mondadori, le ho lasciate nel caso servissero a qualcun altro a scopi universitari&#8230;non si sa mai!)</p>
<p>Il romanzo, che narra le vicende inerenti alla formazione e alla giovinezza di Klaus Ultschtz fino alla caduta del Muro, è articolato immaginando che il protagonista racconti la propria esperienza a un giornalista americano, Mr. Kitzelstein, incidendola su alcuni nastri magnetici, sette in totale. L’espediente consente all’autore innanzitutto di spiegare ciò che può apparire scontato col pretesto di avvicinarsi ai lettori americani, salvo poi far reinterpretare al proprio protagonista quegli stessi elementi sorprendendo anche chi non avrebbe bisogno di spiegazioni (e.g. Dagmar Friedrich p. 57/8), e in secondo luogo di costruire il testo in assoluta libertà, secondo una struttura assolutamente non-lineare, in cui abbondano:</p>
<p>-        Anticipazioni: l’inizio stesso del libro, visto che il narratore annuncia di voler spiegare il suo ruolo nella caduta del Muro, cosa che viene narrata nel finale senza comparire nemmeno per cenni.</p>
<p>-        Riprese di singole citazioni: ogni volta che nella vicenda compaiono la madre o il padre, i loro comportamenti sono “giustificati” (in modo cinico e accusatorio) alla luce di quanto detto nella parte iniziale allorchè li descrive, utilizzando frasi brevi e allusioni mirate; proprio queste allusioni, che costituiscono la caratteristica principale del testo, risultano a volte un po’ artificiose o retoriche (benché in scarsa percentuale sul totale), privando in qualche punto la narrazione della spontaneità che l’espediente letterario dei nastri vorrebbe creare.</p>
<p>-        Interpolazioni tra episodi: alcuni eventi vengono narrati in ordine non cronologico e sono inseriti in ragione dell’attinenza tematica (e.g. Raymund partecipa ad una discussione riportata poche pagine prima che il protagonista dica di averlo incontrato p. 130 e 138; si racconta della convivenza a Golm tra Renè e Klaus dopo che questa è finita p. 221…)</p>
<p>Questa struttura si presta particolarmente bene a riprodurre quella che è la mentalità e la conseguente visione del mondo del protagonista, percepibile già dal titolo: quella di un megalomane, che disprezza il proprio nome solo perché lo ritiene inadatto ad assecondare le sue aspirazioni di ottenere un premio Nobel (prima) e di far trionfare il socialismo sul capitalismo<a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn1">[1]</a> (poi); ma soprattutto quella di una persona conseguentemente egocentrica, che misura tutto e tutti solo in relazione a sé stesso ed è quindi incapace di raccontare oggettivamente (né peraltro si sforza di farlo) ciò che gli capita o a cui assiste, bensì deve farlo, per una sorta di urgenza del suo animo, interpretando il mondo secondo le proprie categorie. Queste ultime sono inevitabilmente falsate dal tipo di educazione che ha ricevuto e dalla situazione storico-politica in cui vive, ovvero quella della Repubblica Democratica Tedesca (Germania est). Il libro in effetti si propone di tratteggiare una satira del totalitarismo attraverso la constatazione della limitatezza dell’orizzonte mentale del protagonista che non aspira ad altro che alla affermazione di sé, in linea con il suo carattere megalomane da subito annunciato al giornalista cui si rivolge; un’affermazione di sé che pretende di prescindere da ciò che esula dalle concezioni di Klaus bambino, adolescente e giovane, ovvero da ciò con cui non si è mai confrontato di volta in volta e contro cui sbatte, per così dire, il muso: dapprima il sesso, che scaturisce dalla sua convivenza con gli altri e che può essere interpretato come la controparte di questa difficoltà di relazione, poi il mondo stesso, il cui funzionamento sfugge sempre al protagonista che si imputa di essere sempre l’ultimo a sapere le cose (p. 66). Le difficoltà incontrate da Klaus nella affermazione di sé stesso, tanto più brucianti (e tragicomiche) quanto più lui si convince di essere destinato a grandi cose, sono sostanzialmente la metafora del totalitarismo e del suo limitare la consapevolezza dell’individuo in senso lato<a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn2">[2]</a> (al di là cioè del tipo di esperienze che il protagonista affronta) impedendogli di agire per realizzarsi o fuorviandolo; nel romanzo a incarnare questo messaggio sono soprattutto i genitori di Klaus, cui il narratore dedica una lunga descrizione (pp. 25-36), cui segue la propria o un accenno di essa visto che egli non fa altro che parlare di sé in vario modo (pp. 37-40): i toni di tale descrizione, che come tutte le altre procede attraverso ciò che i personaggi fanno, cosa che li rende decisamente ben tratteggiati<a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn3">[3]</a>, sono fortemente ironici e altrettanto dispiaciuti; un po’ come se sotto sotto al protagonista desse fastidio mettere alla berlina i propri genitori, di cui del resto è figlia la sua visione del mondo e da cui dipende il suo percorso (è la madre in effetti a usare la definizione “eroi come noi” quando Klaus è in ospedale, p. 238, anche se l’autore la inserisce anche all’inizio), anche se essi sono indifendibili e hanno inculcato al protagonista una educazione repressiva che gli ha solo messo i bastoni fra le ruote: questa stessa educazione è metafora del totalitarismo e costituisce uno dei temi portanti del romanzo.</p>
<p> La trama è articolata secondo i seguenti episodi salienti:</p>
<p><strong>1</strong>. Klaus matura le sue aspirazioni di conseguimento del premio Nobel in seguito alla pubblicazione di una sua foto su un giornale berlinese (p.15), salvo poi scoprire molto tempo dopo che si era trattato probabilmente di una manovra del padre, agente della Stasi (ma anche questo ruolo ricoperto dal padre è una scoperta faticosa ) per eliminare un personaggio politico (pp. …, 132 e 206)          <strong>2.</strong> Nel corso dei campi estivi Klaus scopre il sesso (pp. 42-43, 47, 54, 62) e fondamentalmente scopre che non può far a meno di confrontarsi con gli altri, cosa che lo porta a scoprire, anche se questo non è mai preventivato,  qualcosa di sé stesso (p. 69).           <strong>3.</strong> Klaus affronta l’addestramento per entrare a far parte della Stasi (i servizi segreti tedeschi) sempre chiedendosi se sia normale la discrasia tra le sue aspettative e ciò che il mondo gli propone/propina (pp.96-102), in particolare per le iniziative sessuali dei suoi commilitoni; su idea di uno di costoro (Raymund) Klaus partecipa a una gita durante la quale incontra Marina (103-108), ne è sedotto e dopo aver passato la notte con lei è congedato perché ha preso la gonorrea, la cui terapia di guarigione lo trascina in un mondo a lui estraneo (108-120).         <strong>4.</strong> Klaus ottiene il primo incarico (p. 121) presso un finto ufficio postale in cui lavorano Gerb, Wunderlich e Eule, i personaggi più divertenti del romanzo, attraverso i quali Brussig dà vita a una serie di siparietti comici inerenti ai grotteschi tentativi di controllare e eliminare i dissidenti politici (a p. 177 il più clamoroso sul poststrutturalismo), soprattutto tramite osservazioni mirate che Klaus condividerà in parte con Raymund (p. 138); a stretto contato con questi improbabili agenti segreti il protagonista si convince che la missione storica cui è chiamato per fra trionfare il socialismo sia prelevare un campione seminale del Segretario Generale della Nato per far sì che sia clonato, salvo poi scoprire che i colleghi si riferivano <em>en passant</em> ad alcuni microfilm<a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn4">[4]</a> (pp. 143, 183 e 202).         <strong>5. </strong>Su ispirazione di Raymund, Klaus conoscerà una donna (la donna salsiccia p. 153) fuori da un locale, arrivando quasi a violentarla; pentito, a modo suo, del gesto, tornerà a più riprese nell’edificio finendo per rotolare dalle scale mentre è dedito all’onanismo e fratturandosi entrambe le braccia (p.160).         <strong>6. </strong>Dimesso dall’ospedale Klaus smarrisce il portafogli che gli viene restituito da Yvonne, una ragazza appassionata dell’Olanda(pp. 164-176), di cui Klaus si innamora (e che rappresenta un ulteriore passo verso l’acquisizione di consapevolezza da parte del protagonista, sempre mascherata con toni burleschi)         <strong>7. </strong>Proseguono le iniziative della Stasi: Klaus e i suoi soci fanno irruzione in un appartamento e il protagonista si trova a rapire una bambina<a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn5">[5]</a> (180-184) e poi ad arrestare Individualista, un sospetto dissidente (192-194), benché l’unico risvolto positivo della faccenda sia economico. Klaus, convinto di dover contribuire in ogni modo, anche per quanto riguarda l’economia, alla causa del socialismo e sicuro di essere l’unico che può farlo trionfare, immagina di vendere perversioni per ricapitalizzare ai danni dei capitalisti occidentali e si dedica a questa attività con alacre passione, principalmente  utilizzando dei polli (pp. 195 e segg.)Nel frattempo ritrova Yvonne ma non riesce a concludere nulla con lei perché ancora troppo legato agli stereotipi con cui è cresciuto e disorientato prima di tutto da sé stesso (185-190).         <strong>8.</strong> La morte del padre (pp. 204-206 e 212-213) si intreccia con la chiamata della Stasi (pp. 206-214), che lo convoca per un prelievo di sangue che si rivela essere un esperimento mirato a salvare la vita del primo ministro Honecker, che Klaus incontrerà poco dopo (215-219).        <strong>9.</strong> La vicenda di Klaus assume finalmente i connotati politici annunciati all’inizio, visto che Klaus è coinvolto nei tentativi di arrestare i manifestanti (p. 221 e segg.) e si ritrova in Alezanderplatz durante la protesta del 4 novembre (224-230) e ascolta il discorso pronunciato da Christa Wolf, che confonde con Jutta Muller, allenatrice di pattinaggio da cui la sua formazione è stata segnata in senso negativo per quanto riguarda la sfera sessuale: nel tentativo di raggiungerla attraverso un sottopassaggio rotola per le scale causandosi serie ferite ai genitali (p.230) e finendo all’ospedale dove, oltre a leggere romanzi di Christa wolf scoprendo il suo tragico errore, constata (a dir il vero lo constata la madre medico) che il pene gli è cresciuto a dismisura (p.239).         <strong>10.</strong> Per impedire ai medici di curare questo effetto collaterale scappa dall’ospedale la notte del 9 novembre (p. 242) e raggiunge uno dei cancelli del Muro, dove è il suo interevento a risultare decisivo per far oltrepassare la barriera alla folla: estratto il membro dalle mutande lo esibisce alle guardie che, annichilite ed esterrefatte, non fanno nulla per impedire alla Storia di fare il suo corso…o meglio, a Klaus Ultschtz di cambiare la Storia.</p>
<hr size="1" />
<p><a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a>Pp. 78-80</p>
<p><a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref2">[2]</a> Illuminante in questo senso l’unica pagina veramente tragica di tutto il romanzo (p. 85), laddove il discorso del narratore sui diritti umani perde i tratti della satira diventando pura denuncia non scalfita, come tutto il resto, dall’ironia corrosiva e debordante di Brussig.</p>
<p><a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref3">[3]</a> Condurre le singole descrizioni limitandosi a riferire comportamenti o atteggiamenti assunti dai personaggi verso il protagonista, o anche solo gesti o espressioni tipiche, è funzionale a dare l’idea che tali personaggi esistano solo in funzione di Klaus e solo secondo la prospettiva da cui lui li osserva, mentre una descrizione completa o a tutto tondo avrebbe inficiato il messaggio che da subito il narratore lancia, ovvero che tutto ruoti attorno a lui (tutta la Storia del Novecento in sostanza); e questo messaggio, al di là del divertissement da parte dell’autore nel costruire una figura oscura e altrimenti ignota cui va la responsabilità della caduta del Muro, corrisponde a una latente denuncia della ristrettezza mentale imposta da qualunque tipo di totalitarismo.</p>
<p><a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref4">[4]</a> Non è altro che l’ennesima riprova che Klaus è veramente convinto che tutto il mondo ruoti attorno a lui e che gli sia pertanto possibile interpretarlo secondo le proprie chiavi di lettura, che lui non ha mai condiviso né opportunamente confrontato con chicchessia, visto che la convinzione nasce da una serie di fraintendimenti e da alcune frasi che Klaus, come del resto fa sempre, adatta alla sua personale esperienza e non al senso comune. A conferma di come egli non riesca a confrontarsi con gli altri v’è il fatto, ad esempio, che si procura un manuale di sessuologia per scoprire se i propri genitori l’hanno concepito facendo sesso oppure no, per poi usarlo per catalogare le proprie perversioni (pp. 66 e 191/2).</p>
<p><a href="http://marcolapeste.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref5">[5]</a> È singolare che i fatti più eclatanti vengano narrati in poche battute, lasciando spazio ai mutamenti nella personalità di Klaus: il rapimento rientra tra ciò che egli ha preventivato entrando nella Stasi, pertanto è un fatto normale; l’autore preferisce pertanto narrarci il morboso e inconsistente rapporto tra Klaus e la madre della bambina, che diventa una perversione vera e propria.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcolapeste.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcolapeste.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcolapeste.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcolapeste.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcolapeste.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcolapeste.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcolapeste.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcolapeste.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcolapeste.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcolapeste.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcolapeste.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcolapeste.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcolapeste.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcolapeste.wordpress.com/61/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=61&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Stregato da Mendoza</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 00:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il libro del sabato]]></category>
		<category><![CDATA[Un autore in particolare...]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo]]></category>
		<category><![CDATA[Mendoza]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i mille libri che ero intenzionato a leggere quest&#8217;estate (peraltro appena iniziata) ha avuto la priorità &#8220;Il mistero della cripta stregata&#8221; di Eduardo Mendoza, che gode della mia simpatia e del mio apprezzamento da quando mi sono imbattuto in &#8220;Nessuna notizia di Gurb&#8221;. E la scelta di quest&#8217;autore spagnolo si è rivelata ancora una volta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=44&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i mille libri che ero intenzionato a leggere quest&#8217;estate (peraltro appena iniziata) ha avuto la priorità &#8220;Il mistero della cripta stregata&#8221; di Eduardo Mendoza, che gode della mia simpatia e del mio apprezzamento da quando mi sono imbattuto in &#8220;Nessuna notizia di Gurb&#8221;. E la scelta di quest&#8217;autore spagnolo si è rivelata ancora una volta più che azzeccata.</p>
<p><img class="size-full wp-image-49 alignleft" title="stregata" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2009/07/stregata1.jpg?w=450" alt="stregata"   />L&#8217;idea di Mendoza alle prese con il genere giallo mi incuriosiva, dato che si tratta di una tipologia di romanzo abbastanza definita, canonica per non dire rigida,  e spesso invero svilita dall&#8217;eccessivo numero di sedicenti best-sellers che riempiono gli scaffali delle libererie ma che restano nell&#8217;ambito della lettura senza giungere ad essere letteratura. Lo stile dell&#8217;autore spagnolo mi pareva quanto di più lontano potesse esserci dal genere giallo e ancor più dal romanzo giallo meritevole di plauso&#8230; ma a un autore che ti ha colpito una volta non si può mai negare una chance e devo dire che Mendoza in questo pregevole libro si conferma scrittore originale e caustico, libero dagli schemi preconfezionati e dai dettami della narrativa che l&#8217;ha preceduto. Già la scelta del protagonista pare voler segnare un netto allontanamento dal &#8220;giallo canonico&#8221;, pur senza degenerare nel puro gusto dell&#8217;iconoclastia. Caso raro, oramai, quello di un autore che persegua una sua direzione e non si faccia attrarre nella polarizzazione del mercato librario (che sembra dividersi tra &#8220;intellettualoidi alternativi&#8221; e &#8220;venditori modaioli&#8221;), restando semplicemente fedele a sè stesso.</p>
<p>Mendoza vi riesce e in questo romanzo del 1990, intesse una trama poliziesca  attorno a un investigatore sociopatico cui viene promessa la libertà in cambio di un lavoro sporco: rintracciare una ragazzina scomparsa da un collegio barcellonese. Inutile dire che, come è tipico del nostro, già nella seconda pagina tutto va irrimediabilmente a rotoli. Questo è il pregio del libro, il tocco di genialità nell&#8217;impostazione che ne fa un romanzo raffinato anche se l&#8217;ambientazione, il linguaggio, le azioni, lo relegherebbero al livello dei films poliziotteschi degli anni 70: all&#8217;anonimo protagonista non ne va dritta una e la sua speranza di riuscita nella risoluzione del caso si estingue in modo tanto rapido quanto sconcertante, demolendo quei tratti vagamente epici di cui si ammanta solitamente la narrativa di questo genere in cui l&#8217;eroe vince contro tutto e tutti, restando al massimo vittima di sè stesso. L&#8217;eroe di questo romanzo procede in senso inverso: soccombe di fronte alla società e alle sue regole ma non perde il suo ioi, la sua identità.</p>
<p>Questa identità è sicuramente il motore del romanzo, scritto non a caso in prima persona, per dare preminenza alla caotica ma efficentissima <img class="alignright size-full wp-image-51" title="d74f0bc2087f7412e2857b5bffc85d5d" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2009/07/d74f0bc2087f7412e2857b5bffc85d5d1.jpg?w=450" alt="d74f0bc2087f7412e2857b5bffc85d5d"   />interiorità dell&#8217;anonimo protagonista; e tale identità è insieme anche la cifra più particolare, innovativa ed eclatante del testo, che travalica già dopo poche pagine le dimensioni del genere in cui dovrebbe ascriversi, perchè il protagonista esige uno spazio tutto suo che la narrativa poliziesca non sembra dargli; allo stesso modo in cui la società gli rifiuta un posto in cui stare tranquillo. La trama è dunque un abito tagliato perfettamente sulle misure del personaggio che la vive e come esso è magmatica ed imprevedibile, non soltanto per quello che capita, ma anche per il taglio con cui è proposta. Mendoza gioca in continuazione infatti con i punti di vista, presentandoci fatti e persone sotto una luce che lascia continue ombre e possibilità di interpretazione: per farlo si avvale della voce del protagonista che, in modo molto singolare, riflette su sè stesso con strabiliante lucidità non scevra dalla consapevolezza (e dall&#8217;esibizione) dei propri problemi, delle proprie tare e manie; quasi come se si vedesse da fuori, cosa che getta un alone talora sinistro talora divertito su tutta la vicenda.</p>
<p>Gli spropositati monologhi in cui il protagonista parla di sè (cosa che fa puntualmente e diffusamente con tutti coloro che incrocia, anche solo di sfuggita e spesso in situazioni che non agevolano la conversazione) sono indubbiamente le parti più riuscite del romanzo, convincenti nella loro assurdità, perchè portano il lettore ad abbandonare la propria logica: per logica intendiamo quell&#8217;insieme, quel coacervo di idee nate da precedenti letture che formano dei preconcetti, delle aspettative, nei confronti dei testi successivi. Impossibile prevedere la mossa che Mendoza ha in serbo per i propri personaggi, o anche solo giustificare determinati comportamenti degli stessi, comportamenti che sembrano dettati quasi più dal gusto per la parola che dall&#8217;esigenza narrativa.</p>
<p>Lo stile dello scrittore spagnolo, graffiante e corrosivo, collima al massimo grado con questa impostazione, con questo netto predominio della parola rispetto al ritmo, che porta Mendoza a infarcire le scene più drammatiche e dinamiche con le considerazioni contorte e complesse del protagonista; il quale  in sostanza è un inguaribile chiacchierone, che si esprime con un lessico e una sintassi che farebbero impallidire un saggista barocco, all&#8217;insegna del manierismo più viscerale, espressione del disagio del nostro eroe in una società che non fa nulla per capirlo, che si rifiuta di fermarsi a dargli corda&#8230; Il risultato è esilarante e sorprendente insieme: leggendo &#8220;Il mistero della cripta stregata&#8221; non si ride dall&#8217;inizio alla fine, giacchè non è un libro di superficile comicità&#8230; semplicemente, ci si ritrova a ridere in alcuni momenti senza sapere bene il perchè, senza rendersi conto che l&#8217;autore ha forzato i suoi meccanismi a un punto tale da scatenare l&#8217;ilarità di chi legge, un&#8217;ilarità istintiva, estemporanea, naturale; il che rende la lettura veramente molto scorrevole e divertente, per nulla ovvia.</p>
<p>In definitiva al romanzo si può imputare un&#8217;unica colpa: quella di creare una illusione perfetta di racconto giallo, tale che si vorrebbe un finale classico, alla Sherlock Holmes o alla Poirot, per capirsi&#8230; ma la mancanza di un finale <em>perfetto</em> non è un demerito, bensì l&#8217;ennesimo  trabocchetto che Mendoza ha teso con successo alla nostra logica di lettori, alle volte troppo prigionieri dei preconcetti letterari che l&#8217;autore spagnolo scardina con leggerezza e senza ipocrisia: leggere questo libro è come farsi trascinare in un gioco dal quale è legittimo aspettarsi che ti prenda la mano, senza però dimenticare che si tratta di un gioco. A noi lettori resta dunque il compito di capire dove siamo arrivati dopo aver giocato.</p>
<p>Per chiudere: come si diceva in apertura di recensione, l&#8217;estate è appena iniziata, aspettatevi dunque altre novità!</p>
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		<title>Il blog sotto il mare: Stefano Benni (finalmente)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 17:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un autore in particolare...]]></category>
		<category><![CDATA[bar]]></category>
		<category><![CDATA[risate]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi mi conosce sa che non posso fare a meno di parlare di Stefano Benni con una certa frequenza e che non sono fisicamente in grado di resistere alla tentazione di consigliarlo a chicchessia, specie alle persone che mai si sognerebbero di leggerlo. Chi mi conosce dunque forse già sospettava che sarebbe arrivato il fatidico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=39&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chi mi conosce sa che non posso fare a meno di parlare di Stefano Benni con una certa frequenza e che non sono fisicamente in grado di resistere alla tentazione di consigliarlo a chicchessia, specie alle persone che mai si sognerebbero di leggerlo. Chi mi conosce dunque forse già sospettava che sarebbe arrivato il fatidico momento in cui avrei dedicato un po&#8217; di spazio a quest&#8217;autore&#8230; ma ecco la sorpresa! L&#8217;idea di commentare/consigliare/recensire Benni su questo blog una volta tanto non è stata mia ma di una collega che, trascinata dalla lettura de &#8220;Il bar sotto il mare&#8221; ne ha scritto un commento chiedendomi di inserirlo (se non è fare proselitismo questo!). Chi mi conosce  non si aspettava una mossa simile da parte mia&#8230; ma sa che finirò per dire comunque ciò che penso su Benni, incontenibile sia perchè siè fatto largo nel mio blog senza essere ricercato, sia perchè ne ha da dire per tutti e su tutto senzqa farsi freanare nemmeno dalla lingua stessa, sia perchè non è proprio possibile trattenersi dalle risate leggendolo. Lettura sconsigliata in luoghi troppo rispettabili o silenziosi&#8230; Et voilà la recensione:</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">  </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Premetto che non sono una letterata ma una matematica e che sono soprattutto abituata a leggere libri di divulgazione scientifica, molto razionali e specifici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Vorrei comunque mettere sul blog alcune opinioni sul libro “Il bar sotto il mare” di Stefano Benni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Stefano B<img class="alignleft size-full wp-image-40" title="9788807810770g1" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2009/02/9788807810770g1.jpg?w=450" alt="9788807810770g1"   />enni è uno scrittore che utilizza nei suoi libri un linguaggio molto scorrevole, talvolta anche simpaticamente scurrile che riesce ad accattivare la tua attenzione sui personaggi e sulle sue storie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In alcuni dei suoi racconti si nota una certa parodia della società, dei suoi vizi, difetti e limiti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per esempio, nel capitolo <em>Il destino sull’isola di San Lorenzo</em>, Benni parla del Dio dell’amore non corrisposto, Amikinont’amanonamikit’ama, esprime con ironia ciò che accade realmente nella vita, cioè succede spesso che ci si trovi ad essere invaghiti di una persona che magari non ci fila neanche di striscio, perché a sua volta è innamorata di un’altra persona, che a sua volta sta già facendo la corte ad un’altra… </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Poi magari, invece, dopo una serie di circostanze favorevoli questo circuito si spezza e due persone iniziano ad innamorarsi e a frequentarsi, ma, spesso (come accade nella nostra società) questo innamoramento finisce con dei litigi e delle separazioni allora ci si domanda: <em>vale poi la pena che accadano delle circostanze favorevoli perché due si innamorino?</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Soltanto questo capitolo potrebbe aprire un lungo dibattito sull’amore, questo profondo sentimento che è il motore che muove ogni cosa e fa andare avanti la vita delle persone. Se volete si potrebbe ampliare la discussione magari citando altri libri in cui il tema sia l’amore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Un altro capitolo che parla di “amore” è<span>   </span><em>Quando si ama davvero</em>, in cui si legge una raccolta di lettere d’amore che un certo Giampiero ha scritto alla moglie. In realtà non sono assolutamente lettere d’amore, perché lui praticamente elenca i difetti della moglie dicendo però che la ama. Forse Benni vuole sottolineare quanto nella società attuale siamo abituati a puntualizzare e notare i difetti degli altri prima di ciascun pregio; vuole farci capire che prima di esprimere delle critiche dovremmo soffermarci e interrogarci e dovremmo capire che per stare insieme ad una persona bisogna accettarla così com’è con i suoi difetti e imparare a vedere soprattutto il buono che ogni persona ha da offrirci.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Altra satira della società è la storia di <em>Achille e Ettore</em> due cugini che trovano per caso una bicicletta e se la contendono e finiscono per fare una gara per averla. Finchè, siccome la gara consiste nel mangiare il più possibile, uno dei due muore. Cosa ci vuole insegnare questa simpatica e ironica storiella? Probabilmente che noi siamo attratti spesso dalle cose materiali che piacciono anche agli altri, seguiamo le mode del momento e vogliamo seguire la massa pur di rischiare di perdere del tutto la nostra personalità e individualità. Noi dovremmo essere maturi, conoscere noi stessi e star bene con noi stessi, distinguerci dalla massa. Purtroppo, non siamo aiutati in questo dalla società superficiale in cui viviamo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Forse gli unici che possono aiutarci in questo sono i nostri nonni, le persone anziane, che generalmente sono più sagge come ci dice Benni ne <em>La traversata dei vecchietti</em>. In questa storia </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">due vecchietti devono attraversare una strada per raggiungere un giardino dalla parte opposta, ma dopo molti tentativi non riescono a causa del grande traffico. Passa di lì un vecchietto in bici, decidono così di usare la bicicletta e in tre provano ad attraversare ma vengono travolti dalle auto. Arriva un vigile per sistemare la faccenda e chiede spiegazioni, ma quando questi spiegano che vogliono arrivare dall’altra parte della strada il vigile dice che li può accompagnare solo dal lato della strada dal quale erano partiti. Uno dei tre vecchietti, il più furbo, indica per zona di partenza quella di arrivo. In questo modo i tre vecchietti raggiunto il giardino sono felici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Questa storia simboleggia la grande astuzia, la saggezza delle persone che hanno avuto più esperienza di noi e che possono insegnarci molto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Molto più complicato cogliere e spiegare il significato di alcuni racconti molto ironici sul paese di <em>Sompazzo</em>, dove vive ad esempio la famiglia fagioli, dove le cicogne portano i bambini cinesi… Perciò lascerei questo compito all’esperto, cioè l’autore del blog.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcolapeste.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcolapeste.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcolapeste.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcolapeste.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcolapeste.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcolapeste.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcolapeste.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcolapeste.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcolapeste.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcolapeste.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcolapeste.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcolapeste.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcolapeste.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcolapeste.wordpress.com/39/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=39&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Letture d&#8217;ampio respiro</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 22:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
				<category><![CDATA[alle prese con...]]></category>
		<category><![CDATA[orsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Benchè parlare dei libri che si leggono sia indubbimente un piacere enorme, questo blog esiste perchè vi è al mondo un piacere di gran lunga maggiore di quello appena citato, ovvero quello della lettura stessa. Tra pochi minuti perciò sarò fuori da questo blog alle prese con l&#8217;ultimo libro in cui mi sono imbarcato&#8230;al quale, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=35&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benchè parlare dei libri che si leggono sia indubbimente un piacere enorme, questo blog esiste perchè vi è al mondo un piacere di gran lunga maggiore di quello appena citato, ovvero quello della lettura stessa. Tra pochi minuti perciò sarò fuori da questo blog alle prese con l&#8217;ultimo libro in cui mi sono imbarcato&#8230;al quale, data la mole, occorrerà dedicare parecchio tempo, cosa che finora non ho potuto fare.</p>
<p>Si tratta della trilogia &#8220;Queste oscure materie&#8221; di Philip Pullman, da cui è stato tratto il film &#8220;La bussola d&#8217;oro&#8221;, del quale non ho raccolto recensione alcuna, al punto da incuriosirmi e da decidermi a capire, attraverso la cara vecchia carta stampata, com&#8217;è questo epigono di Tolkien e Ende (visto che a costoro viene accostato).</p>
<p>Sarebbe certamente improbo voler recensire un libro arrivati a pagina 180 su 1070 e del resto se mi dilungassi a scrivere tradirei il mio proposito iniziale di andare a leggere, perciò mi limito a un breve commento, per far il punto della situazione. Il libro è certamente affascinante sia per l&#8221;ambientazione (Inghilterra e Artico di un tardo ottocento-primo novecento alternativo) sia per la presenza di alcuni elementi fantastici in tutti i sensi, tra cui vale la pena segnalare il fatto che tutti i personaggi del libro hanno una specie di concretizzazione della loro anima che li accompagna, un <em>daimon</em>, per usare il termine tecnico, dalle sembianze di animale, cosa che rende il testo assai fiabesco e insieme accattivante; ma l&#8217;elemento <img class="alignleft size-full wp-image-36" title="bussola" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2009/02/bussola.jpg?w=450" alt="bussola"   />più caratteristico sono certamente i <em>panserbjorne</em>, degli orsi corazzati parlanti e umnizzati quanto basta per farne dei tormentati eroi epici. La comparsa del primo di questi orsi mercenari, che accetta di scortare la protagonista in una spedizione scientifica-di salvataggio, segna il punto in cui la lettura satsera riprenderà&#8230; con l&#8217;aspettativa e l&#8217;intima convinzione che la narrazione sia arrivata a un momento significativo, visto che il libro, che pure comincia praticamente in medias res e dunque con un ritmo incalzante, impiega in realtà molto a riscaldarsi e ad entrare in fase di lancio, per così dire; con altre 800 pagine davanti, direte voi, non mi stuferò certo di assistere a colpi di scena e peripezie, e io stesso ne convengo, ma per il momento l&#8217;autore ha accumulato talmente tanti spunti interessanti (che spaziano dalla religione, alla scienza usando la narrativa fantastica più come fine che come mezzo) che sono ansioso di vedere un po&#8217; di azione alo stato puro. C&#8217;è da dire che gli spunti cui accennavo rappresentano la più autentica peculiarità di Pullman, e in effetti sono molto incisivi e coinvolgenti e riescono a creare un&#8217;idea di completezza del contesto oltre che a incuriosire, ma essendo io devoto al fantasy old style,  mi aspetto di vedere il nopstro autore che si mette al banco di prova degli scontri epici che tanta parte hanno in questo tipo di narrativa e che, nella capacità di gestirli con originalità e d equlibrio, danno la cifra dell&#8217;abilità e della purezza di uno scrittore di genere fantastico.</p>
<p>Che dire.. La lettura prosegue!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcolapeste.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcolapeste.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcolapeste.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcolapeste.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcolapeste.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcolapeste.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcolapeste.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcolapeste.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcolapeste.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcolapeste.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcolapeste.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcolapeste.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcolapeste.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcolapeste.wordpress.com/35/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=35&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Opinioni su un clown</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 18:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni CCC]]></category>
		<category><![CDATA[clown]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[palcoscenico]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[La vicenda di &#8220;Opinioni di un clown&#8221; del premio Nobel tedesco Heinrich Boll, ruota attorno ad Hans Schnier, clown ventisettenne o, ufficialmente “attore comico”, che si ritrova ridotto sul lastrico dopo una “decadenza artistica” legata al consumo di alcool ma principalmente a un misto di noia esistenziale o meglio di sorda protesta contro la propria [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=32&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda di &#8220;Opinioni di un clown&#8221; del premio Nobel tedesco Heinrich Boll, ruota attorno ad Hans Schnier, clown ventisettenne o, ufficialmente “attore comico”, che si ritrova ridotto sul lastrico dopo una “decadenza artistica” legata al consumo di alcool ma principalmente a un misto di noia esistenziale o meglio di sorda protesta contro la propria esistenza che inizia nel momento in cui la fidanzata Maria lo abbandona. Il libro è composto praticamente solo dalle telefonate che il protagonista fa a amici (e nemici) per trovare soldi, ma in realtà con l’intento più o meno conscio di prendere atto dell’impossibilità per lui di ritagliarsi uno spazio nella vita e nella società diverso da quello, impossibile, che si era creato con Maria, e dai ricordi che inevitabilmente si fanno strada tra la sua rabbia e frustrazione, i quali lo conducono a riflettere a tutto campo sulla Germania post-bellica, sull’arte, sulla religione cattolica e in generale sulla falsità del genere umano e sui ruoli che ciascuno crea per sé stesso e vorrebbe creare per gli altri quasi si fosse tutti occupati in una gigantesca pantomima.<br />
La struttura stessa del libro fa pensare a uno spettacolo teatrale, visto che, dopo una brevissima introduzione narrativa in cui Hans si trasferisce a Bonn, sua città natale, l’arco temporale in cui si sviluppa il testo è limitato a qualche ora, e le telefonate di cui si compone sembrano una sorta di scene o atti di un dramma satirico che ha come controtesto i pensieri del protagonista.<br />
In questo palcoscenico Hans è l’unico a non recitare mai (e in effetti non vengono mai spiegate le sue pantomime che il lettore deve immaginare facendo leva sugli evocativi titoli), sentendosi libero di dire ma soprattutto di pensare ciò che vuole, nella sua posizione di corpo estraneo alla società in cui vive (sia per il suo mestiere legato alla satira, sia per il suo modus vivendi), capace di vederla con disincanto (ma non con distacco né con lucidità, anzi facendosi coinvolgere anche troppo) e deciso a porre sotto accusa quelle dinamiche di ruoli prestabiliti che gli hanno sottratto Maria: tutto in definitiva muove dall’intenzione, che si va via via precisando come unico obiettivo del protagonista, di recuperare la fidanzata, ricatturata nel circolo di cattolici cui aderiva nei primi tempi della sua relazione con Hans e ora sposa di Zupfner, alto esponente del cattolicesimo tedesco.<br />
L’intreccio narrativo è particolarmente avvincente perché, benché le informazioni essenziali per capire la trama dei pensieri di Hans ci venga fornita abbastanza presto, il testo è un continuo e inestricabile andirivieni attorno a una manciata di figure di riferimento, di cui si rammentano biografie o discorsi, di cui si fanno critiche o si delineano personalità, senza che nessuno occupi uno spazio preponderante e senza che la storia di nessuno sia mai esaurita in un unico riferimento, perché ciascuno di costoro si ricollega a qualcun altro in un gioco infinito di rimandi e allusioni che ci fanno entrare nella psiche del protagonista senza bisogno di farcene una fotografia, statica e parziale, ma cogliendola nel suo movimento naturale, dinamico e completo, spontaneo, reso da Boll con particolare efficacia e maestria.<img class="alignright size-full wp-image-31" title="clownr11" src="http://marcolapeste.files.wordpress.com/2009/02/clownr11.jpg?w=450" alt="clownr11"   /><br />
La conclusione del libro vede Hans rifiutarsi di scendere a compromessi con la sua stessa esistenza: dopo aver constatato, attraverso il suo cinismo e la sua acredine, che la vita così come lui la vorrebbe è definitivamente compromessa dal momento in cui Maria, che lui non ha mai sposato, benché i due siano fuggiti assieme, e che vorrebbe costringerlo a firmare una carta in cui dichiara di voler educare i propri figli (quando e se i due ne avranno visto che Maria ha già abortito una volta) secondo la religione cattolica, se ne va dopo anni di convivenza, “traviata” dal moralismo del cattolicesimo, si ritrova a restringere sempre più il campo delle possibili mosse da fare. La sua intenzione non è quella di “recuperare” Maria, cosa che comporterebbe una revisione del suo modo di essere, di pensare, una sorta di pentimento che lui non prova, ma quella di “riavere” Maria, senza la quale, e lui ne è conscio, non può uscire da quella empasse artistica ed esistenziale insieme in cui è precipitato. Impossibilitato dalla sua stessa irrinunciabile identità a tornare indietro, Hans non può che proseguire anche se la speranza di risolvere le cose è sostituita dalla coscienza che non si risolveranno; ma in un mondo in cui tutti recitano un ruolo, la coerenza è l’unica arma veramente affilata per non perdere se stessi e dunque per ritrovarsi. Andare alla stazione a suonare canzonette e fare l’elemosina non è per Hans prostituire il proprio senso artistico, come invece accadrebbe se egli accettasse di reimpostare le proprie pantomime alla luce della mutata situazione storica-sociale-esistenziale in cui si trova, ma mettere tutti, compresa Maria che lui spera di vedere arrivare in treno, di fronte alla realtà delle cose, che dev’essere accettata e superata: l’unico mezzo che Hans concepisce è paradossalmente avere accanto Maria, che per lui però è un obiettivo. La crisi in cui si trova è quindi senza altra uscita che quella determinata dal restare fedeli a se stessi, anche se ci si sente traditi da chi si ama, finchè costei non lo capirà. In sostanza non è Hans che deve cambiare ma il mondo attorno a lui e su questa convinzione, espressa in modo caustico e volutamente irritante (ma non frutto di un capriccio quanto piuttosto della coscienza di una finzione che lui, “attore comico”, non smaschera apertamente preferendo che la paradossalità di ciò che accade si faccia denuncia), si gioca tutta la personalità del protagonista e la vicenda proposta.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcolapeste.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcolapeste.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcolapeste.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcolapeste.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcolapeste.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcolapeste.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcolapeste.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcolapeste.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcolapeste.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcolapeste.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcolapeste.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcolapeste.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcolapeste.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcolapeste.wordpress.com/32/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcolapeste.wordpress.com&amp;blog=3100502&amp;post=32&amp;subd=marcolapeste&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultimo di Pennac: la scuola vista da dentro</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 16:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcolapeste</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il libro del sabato]]></category>
		<category><![CDATA[scuola insegnare]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://images.google.it/imgres?imgurl=http://www.primocircolocivitacastellana.it/home_page/insegnante.gif&amp;imgrefurl=http://www.primocircolocivitacastellana.it/home_page/index.htm&amp;h=284&amp;w=350&amp;sz=18&amp;hl=it&amp;start=1&amp;tbnid=bxsoxqFAOxfciM:&amp;tbnh=97&amp;tbnw=120&amp;prev=/images%3Fq%3Dinsegnante%26gbv%3D2%26hl%3Dit"><img class="alignleft" style="border:1px solid;" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:bxsoxqFAOxfciM:http://www.primocircolocivitacastellana.it/home_page/insegnante.gif" alt="" width="120" height="97" /></a></p>
<p>Ammetto di aver accolto con un certo scetticismo la pubblicazione dell&#8217;ultimo libro di Daniel Pennac, &#8220;Diario di scuola&#8221;, quantunque avrei dovuto essere contento, dal momento che oramai siamo colleghi (in quanto ambedue insegnanti&#8230;) e che perciò questo libro parla del mio mondo, quello degli studenti e delle lezioni in classe&#8230; Qui sta il punto. Dacchè mi trovo a ragionare sulla scuola in termini professionali (complice anche la mai abbastanza denigrata SSIS), mi risulta diffcile credere che sia possibile scrivere sull&#8217;argomento qualcosa che non sia irrimediabilmente scontato; è una riflessione, beninteso, che nasce dal fattoche vedo il fenomeno &#8220;scuola&#8221; in modo sufficientemente disincantato, il che mi impedisce di lasciarmi abbindolare dalle cicliche consuete riproposizioni di libri, film o telefilm che scimmiottano il bellissimo &#8220;L&#8217;attimo fuggente&#8221; e il suo protagonista e fanno esclamare ai più: &#8220;Ecco, così dovrebbero essere i professori!&#8221;.</p>
<p>Fughiamo un dubbio: i professori son così, e lo sono ormai da anni, sono stati anzi i primi su cui ha fatto pressa quel modello, ma sono stati anche i primi a digerirlo, meditarlo, trasformarlo e renderlo concreto, quindi un po&#8217; diverso dall&#8217;immagine cinematografica&#8230; Capirete quindiquanto poco piacevole sia sentir dire, all&#8217;ennesimo saggio artistico sull&#8217;argomento, che si tratta di un modello rivoluzionario di concepire la didattica; eppure è una storia che si ripete in continuazione.</p>
<p>Mi sto levando qualche sassolino di troppo dalla scarpa, ma non me ne vorrete, spero, e in ogni caso riconduco subito la riflessione al libro di Pennac: come non ritenere, entrando in libreria e vedendo carteloni pubblicitari osannanti alla novità e eccezionalità del testo dell&#8217;autore francese, che dovesse trattarsi della solita tiritera? Ad essere precisi avevo ascoltato un&#8217;intervista televisiva al nostro autore (dico nostro perchè con lo scorrere del tempo e delle pagine mi sono affezionato a lui e alla banda Malaussene), dalla quale avevo desunto solo conferme dei miei sospetti: se questo libro poteve rappresentare una novità, essa era tale solo per i profani.</p>
<p><a href="http://images.google.it/imgres?imgurl=http://www.edscuola.it/archivio/comprensivi/le_portfolio_file/image004.jpg&amp;imgrefurl=http://www.edscuola.it/archivio/comprensivi/le_portfolio.htm&amp;h=441&amp;w=429&amp;sz=37&amp;hl=it&amp;start=7&amp;tbnid=Q9Wqz8IzBaIviM:&amp;tbnh=127&amp;tbnw=124&amp;prev=/images%3Fq%3Dinsegnante%26gbv%3D2%26hl%3Dit"><img class="alignright" style="border:1px solid;" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:Q9Wqz8IzBaIviM:http://www.edscuola.it/archivio/comprensivi/le_portfolio_file/image004.jpg" alt="" width="124" height="127" /></a></p>
<p>Non prendetevela se non siete del ramo, ci mancherebbe solo che pensassi che tutti debbano vivere di scuola, ma se siete degli esperti di climatologia, exempli gratia, ed esce un libro che sbraita l&#8217;esistenza del surriscaldamento globale e la presenta come una novità rivoluzionaria, cosa pensate? Minimo minimo un po&#8217; di senso di superiorità intellettuale vi monta dentro (e non è che sia una malapianta tout court)&#8230;.</p>
<p>Orbene con queste premesse non avrei dovuto leggere &#8220;Diario di scuola&#8221;, ma siccome noi letterati viviamo anche dei libri che non ci piacciono, nel momento in cui un collega l&#8217;ha messo nell&#8217;armadio vicino ai miei, non ho potuto far a meno di farmelo prestare. Risultato: parziale smentita delle mie previsioni, quindi pareggio in sostanza.</p>
<p><a title="Diario di scuola" href="http://www.libreriauniversitaria.it/diario-scuola-pennac-daniel-feltrinelli/libro/9788807017445"><img class="alignleft" style="border:0;" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/744/9788807017445p.jpg" border="0" alt="Diario di scuola" width="127" height="174" /></a></p>
<p>Cerchiamo di capire qualcosa di più del libro&#8230; &#8220;Diario di scuola&#8221; è un testo che offre, nel panorama dei libri che parlano di scuola, troppo spesso funestato da banalità, uno spaccato di vita vissuta con un notevolemargine di originalità, e lo fa attraverso una inattesa versione dell&#8217;autore pre-insegnamento, quando a scuola non era un prof. depositario del sapere, ma un somaro, incapace di scrivere e far di conto, cui si prospettava un futuro da ignorante o peggio&#8230; L&#8217;effetto che Pennac raggiunge è quello di indagare il <strong>perchè</strong> del suo essere insegnante, indulgendo poco, in proporzione, al <strong>come,</strong> ed ottiene di fare del mondo della scuola un quadro umano, confortevole nella sua asprezza, ma soprattutto sincero, anti-artificioso. Perchè Pennac sa di essere stato un pessimo studente, uno di quelli che la scuola non riusciva a mandarla giù, finchè non si è reso conto che, come tante cose che ci fanno crescere, non va subita ma vissuta (e grazie al cielo ha trovato qualche insegnante come ora ce ne sono parecchi, che vuole far vivere la scuola, le materie, il sapere ai suoi studenti!): ciò, anzichè porlo sul piano di inelegante superiorità di un &#8220;arrivato&#8221;, gli fa vedere il suo presente di docente con il filtro dell&#8217;ironia dissacrante che, tipico del suo stile, gli fa mettere alla berlina innanzitutto se stesso e la propria autocoscienza, e salva il libro dal diventare, col progredire della lettura, una noiosa apologia della didattica.</p>
<p>Sarò franco: il libro non è esaltante dal mio punto di vista, ma qui la prospettiva è falsata, come vi ho detto, perchè solitamente è l&#8217;autore che &#8220;gioca in casa&#8221;, se mi permettete la metafora sportiva, qui invece Pennac gioca anche in casa mia e se mi strappa un pareggio gli va anche bene, esigente come sono. Schematizzo così magari risulto più oggettivo:</p>
<p>- elementi positivi, di originalità: l&#8217;approccio iniziale autobiografico che propone un Pennac studente somaro; la riflessione sul modo in cui gli studenti si esprimono che porta l&#8217;autore a cogliere le loro difficoltà del vivere la scuola</p>
<p>- elementi negativi, di banalizzazione: tolto il tema, l&#8217;indulgere a qualche &#8221;bella figura&#8221; di troppo, anche se Pennac si sforza di equilibrare le cose prendendosi in giro e menzionando i suoi fallimenti di educatore (un po&#8217; troppo tardi, secondo me); l&#8217;impressione di disorganizzazione del testo, che appare scritto senza un piano veramente organico e che procede in sequenza, risultando perciò stancante nel finale, quando ci si rende conto che non c&#8217;è molto altro da scoprire.</p>
<p>Che dire come bilancio finale? Se dico che Pennac ultimamente mi sembra un lontano parente, magari anche un po&#8217; pesante o troppo buonista, di quello straordinario autore che mi ha emzionato con la sua verve e la sua crudezza, certamente esagero, ma limitandomi devo pur sottolineare che risulta più godibile come narratore che come saggista, benchè non manchi di una sua significatività, e del resto è pur sempre Pennac&#8230;</p>
<p>Mi sentirei di consigliare comunque la lettura del libro un po&#8217; per aggiornarsi sullo &#8220;stato dell&#8217;arte&#8221; della prassi scolastica, un po&#8217; perchè dopotutto vi ho già messo in guardia a sufficienza dai facili entusiasmi e ora sapete come prenderlo: se volete dunque sapere come viviamo noi e chi sta dall&#8217;altra parte della nostra cattedra, questo è un buon inizio; poi però fatevi una chiacchierata con un docente, ve ne dirà delle belle! Ma non mi sentirei proprio di consigliare questo Pennac agli studenti: quelli sanno fin troppo bene come va la scuola, e se ancora non si sono resi conto che i prof. sono umani e pensano agli alunni come persone, non è il caso che lo imparino da un romanziere, ma da chi li educa ogni giorno in classe.</p>
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